SEZIONE "G. MAZZINI" MASSA

Il dibattitto interno al Partito Repubblicano di Massa relativo al referendum sulla giustizia

Si sta avvicinando il Referendum sulla giustizia che si terrà il 22 e il 23 marzo 2026. Il referendum confermativo sulla giustizia prevede modifiche significative ad alcuni articoli della Costituzione al fine cambiare alcuni aspetti dell’ordinamento giurisdizionale italiano, in particolare la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la composizione, le modalità di scelta dei componenti e il funzionamento dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura (attualmente  composto da 33 membri. 3 membri di diritto tra i quali il Presidente della Repubblica che lo presiede; gli altri membri di diritto sono il Primo Presidente e il Procuratore Generale presso la Corte Suprema di Cassazione. Gli altri 30 componenti sono eletti per i 2/3 (20 membri togati) da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti a tutte le componenti della magistratura e per 1/3 (10 membri laici) dal Parlamento riunito in seduta comune tra i professori universitari in materie giuridiche e avvocati che esercitano la professione da almeno quindici anni . Le funzioni del CSM riguardano attualmente l’assunzione (sempre tramite concorso pubblico), l’assegnazione ad un incarico, la promozione, la valutazioni di professionalità, il trasferimento i sede, l’attribuzione di sussidi ai magistrati e alle loro famiglie, il procedimento disciplinare dei magistrati ordinari ed onorari, la nomina dei magistrati di Cassazione; la nomina e revoca dei magistrati onorari.

Le modifiche includono:

  • la separazione delle carriere: i magistrati saranno raggruppati in due componenti, una inquirente (pubblici ministeri) e una giudicante fin dal concorso di accesso alla magistratura;
  • la scomposizione dell’attuale CSM in due Consigli Superiori della Magistratura: ognuno gestirà nomine, valutazioni e carriere dei magistrati della propria area;
  • la costituzione di un’Alta Corte Disciplinare: i magistrati ordinari saranno soggetti a una nuova autorità disciplinare, con potestà sanzionatoria;
  • la modalità di scelta dei componenti dei futuri tre organi in cui verrà scomposto l’attuale CSM. Nei due Consigli Superiori della Magistratura la componente togata (magistrati) sarà scelta tramite sorteggio puro (I magistrati, 2/3 dei componenti totali di ciascun organo, per ciascuno dei due organi saranno estratti a sorte tra tutti coloro che possiedono i requisiti di anzianità e valutazioni di professionalità, senza elezioni dirette), mentre la componente laica (avvocati/accademici) saranno scelti tramite sorteggio temperato (I membri laici, un terzo del totale, saranno estratti a sorte da un elenco compilato dal Parlamento in seduta comune, quindi con una pre-selezione). L’Alta Corte Disciplinare cui sarà affidata la funzione disciplinare sarà costituita da un nuovo organo di 15 membri: 9 magistrati estratti a sorte, 3 nominati dal Presidente della Repubblica e 3 sorteggiati da liste parlamentari.

Il Referendum è un referendum confermativo di una legge di modifica costituzionale e quindi non richiede alcun quorum per la sua validità.

Il Partito Repubblicano Italiano a livello nazionale  ha aderito al Comitato Pannella-Tortora-Sciascia e si è schierato per il Sì alla riforma sulla giustizia approvata dal parlamento. In un’intervista a Radio Radicale Cesare Greco, membro della direzione nazionale del Partito Repubblicano Italiano, ha spiegato le ragioni dell’adesione al comitato a sostegno della riforma. Greco ha ricordato che “le ragioni di questa decisione si collocano nella tradizione del Partito Repubblicano, che ha sempre condiviso nei decenni passati le grandi battaglie sui diritti civili”. Secondo Greco, “I tempi erano maturi da tempo, fin da quando fu stravinto il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati” ma la politica non ha affrontato la questione. Per questo oggi afferma che “non c’è altro da fare che andare al referendum proponendo le ragioni sacrosante del sì, che sono quelle di arrivare a un giusto processo”.

Nel partito questa posizione non è condivisa da tutti gli iscritti e si è aperto un vivace ma leale e corretto dibattito. Il confronto ha avuto avvio da un articolo di Angelo Panebiaco apparso sul Corriere della Sera il 22 gennaio 2026 intitolato Il referendum sulla giustizia sarà un derby sul governo. Secondo Panebianco il referendum sarà soprattutto un test politico che non riguarderà i contenuti della riforma. Sarà più uno scontro che un confronto. L’incipit dell’articolo è dedicato proprio al tema delle caratteristiche che ha assunto il confronto/scontro sulla giustizia. “La campagna elettorale in vista del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati illustra bene l’abisso che separa la democrazia ideale e la democrazia reale. In una democrazia ideale alle prese con un referendum si confrontano pacatamente opinioni diverse che entrano nel merito della legge, ne discutono i dettagli, valutano le potenziali implicazioni delle norme. In una democrazia ideale i contendenti condividono un principio e un metodo: il principio consiste nel riconoscimento comune che nessuno è autorizzato a credersi il detentore della «verità». Si confrontano opinioni e ciascuno ha il diritto di esplicitare, a sostegno della propria, argomenti che egli (legittimamente) ritiene più plausibili di quelli avanzati dai sostenitori dell’opinione opposta. Il metodo consiste nel discutere a partire da una base comune: la comune conoscenza dei contenuti della legge sottoposta a referendum. Come ognun vede, ciò che davvero accade, con tutto ciò, c’entra ben poco, anzi nulla. Insulti sanguinosi, processi alle intenzioni, disinformazione distribuita a piene mani sui contenuti della legge, gli oppositori trattati non da avversari che hanno un’opinione diversa dalla propria ma come nemici che è lecito aggredire verbalmente. Vogliamo dire che un referendum su un tema rilevante è un’ottima occasione per osservare certi esseri umani nel momento in cui riescono a tirare fuori il peggio di sé?”. All’articolo di Panebianco sono stati contrapposti sia l’intervento del professor Barbero diffuso attraverso un video di cui riportiamo la trascrizione, sia una lettera al giornale La Repubblica di Giorgio La Malfa che è riportata in uno dei commenti. Nei commenti riportiamo i testi di coloro che sono intervenuti nel dibattito.

Trascrizione del video del prof. Barbero

Trascrizione del video censurato del prof. Alessandro Barbero che dichiara di voler votare NO

 

Ci ho messo un po’ a decidere di girare questo video in cui spiego le ragioni per cui voterò no. E ci ho messo un po’ perché questa ormai è diventata una battaglia politica fra destra e sinistra, fra un governo di destra che vuole far passare la riforma e la sinistra che cerca di scongiurarla, e a me non sembra che sia compito mio intervenire in scontri di questo tipo. Certo, io sono di sinistra, e questo lo sanno tutti, tutti quelli che mi conoscono, ma proprio per questo che bisogno c’è e a cosa serve che io dica a tutti anch’io voterò no, sai che novità.

Però poi studiando un po’ da vicino la questione, una cosa che mi è venuta voglia di dire, ed è questa. Intanto che il referendum non è sulla separazione delle carriere fra pubblici ministeri e giudici. La separazione di fatto c’è già.

Già adesso il magistrato che prende servizio decide in quale dei due ruoli lavorare e può cambiare una sola volta nella vita, e pochissimi lo fanno. Al centro della riforma c’è la distruzione del Consiglio Superiore della Magistratura, così come era stato voluto dall’Assemblea costituente. E allora spieghiamoci, il CSM, si abbrevia così, il Consiglio Superiore della Magistratura è l’organo di autogoverno dei magistrati, con funzioni anche disciplinari, cioè fa qualcosa che prima, sotto il regime fascista, faceva il ministro della giustizia.

Era il ministro, cioè il governo, cioè la politica, che sorvegliava la magistratura e che nel caso la sanzionava. I padri costituenti vedevano benissimo che la separazione dei poteri è una garanzia indispensabile di democrazia, che il cittadino non è sicuro se si trovano davanti inquirenti e giudici che prendono ordini dal governo e che possono essere puniti dal governo. Per questo la Costituzione prevede che il CSM sia composto per due terzi da magistrati ordinari eletti dai colleghi e per un terzo da professori di giurisprudenza e avvocati di grande esperienza, i cosiddetti membri laici, eletti dal Parlamento.

Nel CSM c’è la garanzia che la magistratura sarà sì in contatto col potere politico, ascolterà le ragioni del governo, ma sarà libera nelle sue scelte e non dovrà obbedire agli ordini. La riforma indebolisce il Consiglio Superiore della Magistratura, intanto perché prevede che sia sdoppiato, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, e che al di sopra dei CSM ci sia un altro organo disciplinare, separato, anch’esso composto da rappresentanti dei magistrati e da membri di nomina politica, ma soprattutto la riforma prevede che in tutti questi organi i membri togati, come si dice, cioè quelli che rappresentano i magistrati, e che finora erano eletti dai colleghi, ebbene, la riforma prevede che siano tirati a sorte. La giustificazione di questa misura pazzesca che non si usa in nessun organo di grande responsabilità, la giustificazione è che la magistratura è politicizzata, cosa considerata orribile, e che quando vota la magistratura elegge i rappresentanti delle sue diverse correnti, e questo si vorrebbe evitarlo.

A me però, a me e a molti, sembra che un CSM, anzi due, anzi tre organismi dove i membri dei magistrati sono tirati a sorte, mentre il governo [ndr il parlamento] continua a scegliere quelli che nomina lui, ebbene, mi sembra che questi organismi saranno, per forza di cose, organismi dove il peso della componente politica sarà molto superiore, dove di fatto il governo potrà di nuovo, come in uno Stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni. Ora, naturalmente chi è favorevole alla riforma può benissimo dire, come infatti dicono, che va bene così, è proprio questo che vogliamo, uno Stato moderno ed efficiente deve funzionare così. Io la penso diversamente, e per questo voterò no, e alla fine ho deciso che poteva aver senso che provassi a spiegare pubblicamente le ragioni per cui lo farò.

 

 

Note sull'autore

15 Commenti

        • GR
          Lo capisco bene, ma la vittoria del sì invoglierebbe costoro a fare molto di più in un verso non proprio progressista.
          Lo so è dietrologia ma politica non manca mai.

          • GM
            Questa volta non concordo.
            Se la riforma è corretta non la si può contestare sulla base di presunti pericoli futuri.
            Inoltre a mio parere l’avere fatto credere che il referendum sia un plebiscito meloni si meloni no è l’ennesimo suicidio della sinistra poiché se dovessero prevalere i no la destra farebbe quadrato e le conseguenze politiche sarebbero sostanzialmente limitate mentre se prevarranno i si la destra ne uscirà assai rafforzata e la sinistra ulteriormente indebolita dalle faide interne e dallo scontro tra i suoi vari componenti.
            In definitiva credo che la cosa migliore da fare come partito sia ricordare che si vota sul contenuto della riforma e che il referendum non ha alcuna valore politico

  • MC
    Non sono in grado di dare un giudizio tecnico sugli aspetti fondamentali della riforma. Non so se veramente la creazione di due corpi separati della magistratura avrebbe come effetto una maggiore efficacia del procedimento giudiziario e se il sorteggio sia veramente quella panacea contro le correnti nel Csm. In linea di massima sono portato a vedere nel sorteggio una clamorosa sconfitta delle idee che stanno alla base della democrazia e della razionalità come guida della politica, idea centrale del pensiero mazziniano che vedeva nell’istruzione e nella libera scelta i fondamenti della vita democratica di una comunità. D’altra parte, che cosa è accaduto quando abbiamo rinunciato alle preferenze perché strumento di compravendita di voti. Liste bloccate scelte dai segretari dei partiti, uninominale che obbliga a mettere in piedi coalizioni innaturali. Non è un caso che l’idea del sorteggio degli amministratori locali si sia affacciata anche in politica in un periodo di crisi della democrazia. Non è il segno di una sconfitta l’affidarsi al caso piuttosto che alla ragione. E poi siamo sicuri che veramente le correnti perderebbero il loro potere? Tra chi dovrebbe avvenire il sorteggio, tra tutti i membri della magistratura. E allora i criteri della competenza e dell’esperienza, della rettitudine davvero dobbiamo metterli da parte? Oppure la fase del sorteggio dovrebbe essere preceduta da una fase di composizione delle liste come sembra debba essere per i membri laici. Veramente le correnti non avrebbero un ruolo in questa fase? Per quanto riguarda invece la separazione delle carriere a me sembra che la magistratura giudicante sia sufficientemente autonoma da quella inquirente. Molti processi credo si concludano con assoluzioni. Il problema non mi sembra quello dell’autonomia della magistratura giudicante da quella inquirente ma i tempi dei processi. E la riforma non incide minimamente su tale aspetto. Del resto, mettere in piedi questo bailamme per quei pochi che passano da un settore all’altro mi sembra esagerato. E qui viene fuori il mio sospetto. Che questa mossa sia la prima di una strategia volta a ridurre l’importanza di uno dei cardini della democrazia, il gioco dei pesi e dei contrappesi. Altre mosse rafforzano questo sospetto. Il depotenziamento della corte dei conti, i continui attacchi alla magistratura, l’idea continuamente riproposta che chi vince le elezioni debba poter governare senza limitazioni e senza controlli perché il popolo l’ha investito di un potere assoluto. Questo è l’aspetto politico che secondo me non va sottovalutato. Non c’entra niente il referendum sulla Meloni. Chi pensa di trasformare questo referendum in uno strumento per sconfiggere questo governo pensa una fesseria. Se dovesse prevalere il no non vedo perché la Meloni dovrebbe cadere. Il problema è un altro. Quanto può essere pericoloso lasciare passare una linea politica che punta a mettere in crisi i pilastri della democrazia attraverso una serie di provvedimenti che puntano a dare sempre più poteri all’esecutivo e a ridurre i poteri degli organi di controllo, compreso il parlamento. È questo il contesto politico che fa nascere i sospetti sulle reali intenzioni della riforma, non il referendum sul governo. Veramente, una volta separate le carriere, sismo sicuri che la politica non aumenterebbe la sua influenza sulla magistratura inquirente? Che non verrebbe messa in discussione l’obbligatorietà dell’azione penale? Che il magistrato inquirente, indeboliti i legami con il corpo complessivo della magistratura, non si trasformerebbe in un super poliziotto? Sono dubbi che vanno collocato però in un clima politico, in una strategia che non riguarda solo il nostro paese ma tutto l’occidente. Mi sembra che riflessioni del genere non siano solo politiche ma che entrino nelle tematiche tecniche, anche se chi le ha scritte è giuridicamente un ignorante come confesso di essere io. Per tutto ciò io voterò no. E credo di farlo per difendere idee democratiche, repubblicane, liberali senza la pretesa di essere dalla parte della verità, ma con la consapevolezza che il dubbio debba avere un suo ruolo quando si fanno scelte importanti, nella logica di quella che il filosofo Jonas chiamava etica della responsabilità

    • GT
      Provo ad essere sintetico: il sorteggio non è di per sé un vulnus: è già in essere per la composizione del Tribunale dei ministri e, quale massima espressione di democrazia, per la composizione delle giurie popolari dei tribunali. La differenza tra si e no, a mio parere, verte sul ruolo della magistratura in una democrazia ordinata: io voto SI perché credo che la magistratura debba applicare con buon senso le leggi decise da chi, eletto, rappresenta i cittadini e che il suo ruolo sia semplicemente questo, non quello di migliorare il mondo (oltretutto senza essere votati da nessuno). Mi pare un principio elementare di democrazia, molto basico, e su cui anche Mazzini avrebbe concordato.

      • MC
        Mi chiedo perché il caso debba avere più valore di una scelta razionale. Veramente non possiamo più fidarci della nostra ragione o di quella dei giudici che debbono scegliere chi li rappresenta nel loro organo supremo, per così dire. Non ci sono altri modi per limitare il potere delle correnti che affidarsi al caso? È un dubbio. Può darsi che in alcune situazioni non si possa fare a meno del sorteggio, ma allora si deve mettere sul piatto della bilancia anche che incompetenti, deficienti possano entrare in ruoli importanti. Quali sono i filtri per evitare ciò? La democrazia si basa sull’idea che ciascuno messo in grado di scegliere libero da vincoli politici, economici, sociali può farlo e tale scelta è il fondamento della presenza della democrazia. In alcuni casi la democrazia non funziona, quando, ad esempio entra in gioco la competenza o la necessità di decisioni rapide e legate alla conoscenza di elementi specifici. Esercito, aziende non possono funzionare con la democrazia. Lì non c’è il caso ma gerarchia. Il caso è una soluzione residua laddove né la gerarchia né la democrazia possono funzionare. Per quanto riguarda il ruolo della magistratura, vorrei ricordare che nella nostra Costituzione è previsto un organo la Corte Costituzionale, che ha come compito quello di controllare la coerenza delle decisioni della politica con i principi contenuti nella Costituzione. Quindi il ruolo della magistratura non è semplicemente quello di applicare le leggi, ma anche quello di controbilanciare gli altri due poteri non in virtù di un proprio potere di carattere corporativo, ma in nome di principi che vanno oltre i poteri di chi è eletto. Per questo il giudice può ricorrere in alcuni casi al giudizio della Corte Costituzionale. La magistratura non ha un ruolo servile nei confronti delle leggi emanate dagli altri due poteri. Ed è questo ruolo che va difeso e che è sotto attacco a mio avviso. Non si tratta di migliorare il mondo ma di tenere in piedi una democrazia che ha nel bilanciamento dei poteri il suo fondamento accanto a quello dei principi costituzionali che sono sopra le decisioni politiche e sono garanzia della libertà e dei diritti di ciascuno di noi. Sulla separazione delle carriere non ho molto da aggiungere. Non ho niente contro purché la magistratura inquirente rimanga un organo autonomo di tipo giuridico e non poliziesco. E con ciò i tendo dire un organo che mira non ad accusare qualcuno in un’ottica repressiva ma ad appurare la verità per quanto possibile visto che la verità è di per sé qualcosa di sfuggente, parzialmente rivelabile solo attraverso procedure complesse e quasi mai definitive, procedure che riguardano il percorso giudiziario dalla fase delle indagini a quella del giudizio. In tale percorso la piena autonomia sia del pm che del giudice sono essenziali. È la separazione delle carriere lo strumento per far ciò. Non so. Certamente sono l’obbligatorietà dell’azione penale, l’autonomia del giudice, la libertà di informazione, i poteri di indagine come quelli legati alle intercettazioni. Il percolo esiste ed è quello del corporativismo, del fatto che un potere non svolga più il suo compito in favore della società ma in favore di se stesso. Come si combatte? Credo che dovremmo occuparci di questo problema che riguarda non solo la magistratura ma tutti i poteri, a cominciare da quelli più prettamente politici.

        • GM
          Massimo sono perfettamente d’accordo con te sulle leggi elettorali ma consentimi di dire che questo non c’entra nulla con la riforma in discussione
          Ti piacerebbe essere giudicato da un giudice che è riconoscente al pm che sostiene l’accusa perché questi ha votato a suo favore nel csm per fargli ottenere un posto gradito?
          A pensare male si fa peccato ma spesso ci si indovina
          Un’alternativa potrebbe essere ricomprendere anche gli avvocati nel corpo della magistratura e farli parte del csm così accusa e difesa sarebbero riequilibrati
          Paradosso per Paradosso la soluzione potrebbe anche essere presa seriamente da qualche politico lungimirante !!!!!

          • MC
            Guido credo che quello che poni sia un problema reale che io ho definito corporativismo. Chi gestisce un potere corre questo rischio. Per questo sulla questione della separazione delle carriere ho una posizione incerta. Semplicemente non so se è lo strumento più adatto per combattere un fenomeno che ha invaso, mi sembra, tutte le istituzioni a tutti i livelli. Tu hai esperienza di processi. Ti sembra che i giudici siano veramente influenzati dai pm. A me sembra che alcuni pm eccedano nell’interpretare il loro ruolo e si trasformino già in giudici ante litteram. Se separiamo le carriere questo frenerà i pm? Renderà il giudice più libero? Può essere. Certo il clima che si è creato intorno a questa riforma da entrambe le parti politiche non aiuta ad affrontare il problema fondamentale. Quello del corporativismo. Come si fa a mettere da parte il contesto creato da questa destra? Non mi fido. Nel dubbio scelgo il no.

  • GM

    Il bello della democrazia è che si possa discutere sul merito dei problemi e poi ognuno optera per la soluzione che ritiene migliore
    Ciò che non condivido è il voto preconcetto per tifoseria politica
    Dare da parte del centro sinistra del traditore a chi (e sono tanti) vota si è per me un messaggio da partito comunista di bulgara memoria e ciò mi preoccupa

  • GT
    Altra annotazione sintetica: la magistratura che emana sentenze lo fa in nome del po polo italiano applicando leggi decise dal parlamento (che rappresentata il popolo italiano). Un privato cittadino che con un concorso si trova ad amministrare la giustizia non può applicare solo le leggi su cui è d’accordo. Se ritiene può ricorrere alla corte costituzionale che è un potere di contrappeso ma guarda caso non è costituito da magistrati privati cittadini selezionati per concorso: 5 membri sono nominati dal presidente della repubblica (quindi indirettamente dal parlamento e quindi dai cittadini). 5 membri sono nominati dal parlamento e con maggioranza qualificata e quindi dai cittadini e 5 dalle supreme magistrature. Puoi essere contrappeso ma devi comunque rappresentare la sovranità Popolare, I cittadini. Non puoi fare da contrappeso rappresentando solo te stesso o il partito politico che ti sostiene. La battaglia politica la fai in parlamento. Nei tribunali amministri la giustizia, con buon senso, dignità ed onore, in nome del popolo italiano e quindi applichi le leggi che il popolo, tramite il parlamento, volta per volta decide dì emanare. A meno che non si voglia eliminare la democrazia.

    • MC
      Mi sembra che le annotazioni sintetiche sopra esposte vadano al di là della questione del Referendum. Comunque, provo a rispondere perché sono questioni che in un modo o nell’altro riguardano anche se indirettamente il referendum. Che il magistrato nel momento in cui amministra la giustizia sia un privato cittadino lo trovo un po’ strano. In quanto magistrato esercita un pubblico potere all’interno di un sistema politico che alcuni costituzionalisti hanno definito democrazia costituzionale (Luigi Ferrajoli, ad esempio, ma non solo). Che cosa caratterizza una democrazia costituzionale? Il principio della maggioranza inteso come chi vince governa è solo un aspetto della democrazia, non è l’unico, ed è, come si dice, un principio necessario ma non sufficiente. L’altro elemento che trasforma una democrazia formale che si riconosce solo nel voto per scegliere chi governa in una democrazia sostanziale che si riconosce nella piena sovranità di ciascun cittadino legata indissolubilmente al rispetto dei diritti e dei doveri, alla garanzia data a ciascun cittadino di poter esercitare realmente la sua sovranità perché libero da vincoli economici, sociali e culturali è che la sovranità popolare esercitata nel momento in cui attraverso il voto si scelgono i rappresentanti politici abbia dei limiti. Il primo limite è quello che riguarda il popolo. Chi vince le elezioni non rappresenta il popolo (già di per sè concetto ambiguo) ma una maggioranza che deve lasciare spazio e capacità di agire alle minoranze, per questo chi vince le elezioni (non il popolo ma una maggioranza) ha diritto di governare ma nel rispetto delle regole del gioco. Queste regole sono: A) il rispetto dei principi fondamentali della Costituzione italiana indicati nei primi 12 articoli , tra i quali ci sono i diritti inviolabili (articolo 2). I principi, e quindi i diritti inviolabili, sono considerati intoccabili e non possono esser oggetto di revisione costituzionale. Questo è quanto stato stabilito dalla Corte Costituzionale che ha definito i principi elencati dalla costituzione “principi supremi” che non possono essere modificati neppure con leggi di revisione costituzionale e quindi sottratti ai poteri della maggioranza. B) Il secondo elemento è quello necessario a rendere concreto ed effettivo il primo, cioè la presenza di un potere che riesca a far valere i limiti e a sanzionare il loro superamento E questo potere è la magistratura e, a livello più alto, l’organo previsto ad hoc dalla costituzione, la Corte Costituzionale, cui il singolo giudice in quanto magistrato e non privato cittadino può ricorrere. La Corte Costituzionale per i suoi compiti e per la sua composizione (composta per due terzi da giudici nominati da organi da garanzia, magistratura e Presidente della Repubblica, a meno che non si voglia vedere il presidente della Repubblica un organo politico, e solo da un terzo dal Parlamento che non li elegge a maggioranza semplice ma in seduta comune, a scrutinio segreto e con una maggioranza qualificata dei due terzi nei primi tre scrutini, o dei tre quinti dal quarto in poi. e comunque scelti, almeno in linea teorica, non come privati cittadini o in base alle loro appartenenze politiche, ma in base alla loro competenza in quanto magistrati delle magistrature superiori, professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno venti anni di esercizio) è un organo giuridico e non politico. Il suo ruolo è ben definito: può annullare leggi e può chiedere al parlamento di intervenire per colmare quelle lacune che impediscono ai cittadini di esercitare i loro diritti e la loro sovranità. I limiti riguardano anche il potere giudiziario anche nella sua massima espressione della Corte Costituzionale. Nell’esercitare il suo potere la Corte non invade il campo legislativo, perché spetta sempre al parlamento di legiferare per porre rimedio al superamento di quei limiti che il legislatore non ha osservato. Fondamentale quindi è il delicato gioco dell’equilibrio tra i poteri. Se tale equilibrio si rompe si perde la democrazia. Vorrei ricordare qui una definizione di uno storico importante nel panorama italiano, Emilio Gentile, allievo di Renzo De Felice. Gentile definisce le democrazie che hanno perso il loro contenuto sostanziale e non quello formale democrazie recitative, il che credo dica abbastanza sul concetto di democrazia. Quello che sta accadendo in Italia e in altre parti del mondo è il tentativo di rovesciare e buttare a mare questa complessa architettura per lasciare l’esecutivo sempre più libero di agire. Credo non ci si debba mai stancare di ricordare che chi vince le elezioni non rappresenta il popolo ma una maggioranza. La sovranità del popolo è esercitata solo grazie al rispetto delle regole del gioco (la sovranità viene esercitata secondo le forme e i limiti previsti dalla Costituzione).La democrazia italiana come democrazia costituzionale ha bisogno di tale architettura. Partendo da tale presupposto mi chiedo se serva a far funzionare meglio la giustizia, elemento fondamentale della democrazia, dividere in tre organi il CSM, separare le carriere, introdurre il principio del sorteggio. Non mi sembra che i giudici chiedano di poter applicare le leggi a loro piacimento. Anzi spesso sono attaccati perché applicano le leggi e basta senza guardare a chi convengono. E credo debbano continuare a farlo e a farlo sempre meglio e con maggiore rapidità. Io, ripeto, vedo la voglia di andare oltre i limiti che la democrazia costituzionale pone a ciascuno dei poteri non tanto nella magistratura ma nell’esecutivo. Proprio tale potere mi sembra che scalpiti più degli altri abusando di decreti-legge senza i requisiti della straordinarietà dovuta alla necessità e all’urgenza, di richieste di fiducia che impediscono il confronto parlamentare, di iniziative legislative tese a ridurre i poteri degli altri organi (la riforma della Corte dei Conti credo vada in tale direzione). Certo talvolta chi ha il potere può utilizzarlo anche per fini diversi da quelli della salvaguardia del Bene Comune e la magistratura non è esente da tale pericolo. Ma mi sembra che la classe politica, almeno una parte di essa, sia ben più avanti in tale pratica rispetto alla magistratura.

      • GR
        Lettera di Giorgio La Malfa a Francesco Merlo apparso su La Repubblica del 19 febbraio 2026
        Caro Merlo, credo che con il passare dei giorni la posizione di persone come il professor Barbera e l’ex ministro Salvi i quali, pur dichiarandosi di centrosinistra, sostengono il Sì al referendum diventerà insostenibile. Mentre loro pensano che si tratti di prendere una posizione di merito e non di schieramento politico, per il centrodestra la posizione sul referendum è puramente ed esclusivamente politica. Dico questo perché, se non lo fosse, vi sarebbe almeno un intellettuale organico o un parlamentare o un politico di centrodestra schierato per il No e attivo nella campagna per il No. Lei ne conosce uno? Tutta la destra è allineata senza eccezioni. Ecco perché alla fine i Barbera e i Salvi si troveranno davanti a un vero problema di coscienza. Non, come pensano, se difendere o no le loro idee; bensì se aiutare la destra a vincere una battaglia che potrebbe rendere poi più facile ottenere un secondo mandato nelle elezioni politiche. E poiché, come vediamo, i secondi mandati rischiano di essere peggio dei primi, è veramente un serio problema di coscienza. Io non li invidio.
        Giorgio La Malfa

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